23 Settembre 2021

Un buon coach è come un giardiniere: conosce il tempo di maturazione

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Un buon coach è come un giardiniere: conosce il tempo di maturazione

Da quando ho 18 anni ho il vizio delle piante.

Sì, hai capito bene, il mio è proprio un vizio. Se vado al supermercato per comprare la carta igienica, esco con 5 piante nuove e ho dimenticato di prenderla.
Se passo per una via e vedo un nuovo vivaio, io entro e compro almeno 15 nuove piante, anche alberelli se trovo un bell'acero o un mandarino cinese, così come buon auspicio per il vivaista.

Se sto andando a prendere mio nipote a casa di mia sorella, io faccio una "piccola deviazione" e butto un occhio sul camion del venditore ambulante di piante grasse.

Ho talmente tante piante che quando mio marito invita i suoi amici a casa li avverte di prepararsi come per giocare a Jumangi.

E tu? Hai anche tu il tuo vizietto irrefrenabile che fa sorridere i tuoi amici? O stai rivedendo il tuo pollice verde nel mio racconto?

Pollice verde e coaching

Ad ogni modo, spero di averti strappato un sorriso. A questo punto forse ti stai chiedendo cosa ha a che fare il mio pollice verde con il coaching?

Inizio col raccontarti che quando da piccola andavo a trovare mia nonna in campagna era un grande spasso per me. Da mia nonna potevo assaporare le uova di gallina che sapevano di latte appena munto, i gelsi e le amarene raccolti direttamente dall'albero, le dolcissime carrubbe, i profumati limoni, il latte di capra, la ricotta calda ... insomma una esplosione di sapori.

La nonna, furbamente, mi mandava a "raccogliere " le uova, il latte, i frutti e io, mentre mi divertivo ancora di più, imparavo che in natura ogni cosa ha il proprio tempo di maturazione, che ci sono frutti che si fanno raccogliere facilmente e altri no, e che se vuoi qualcosa devi andartelo a prendere. Non piccola come lezione di vita direi.

Quando a 18 anni mi trasferii da Trapani a Palermo per gli studi, iniziai a creare la mia prima raccolta di piante.
E siccome ero stata educata ad apprezzare la diversità, anche il mio terrazzo aveva piante molto diverse tra loro. Curando il mio proprio terrazzo fiorito ho imparato che ci sono piante che vogliono cure giornaliere, piante che vogliono essere dimenticate per crescere rigogliose, qualcuna vuole tanta acqua, qualcuna per nulla ... e mentre le guardavo già allora pensavo che le piante e gli esseri umani sono molto simili: ci sono persone che hanno bisogno di essere chiamate ogni giorno, altre puoi chiamarle dopo anni e sembrerà non sia passato un giorno lontani, giovani che hanno bisogno di sostegni per crescere dritti, altri che sono già indipendenti a tre anni.

Alcune piante si prestano facilmente ad essere innestate, altre proprio no, ma non per questo sono brutte o infruttifere.

Insomma la prima analogia tra coaching e giardinaggio sta proprio nella personalizzazione del percorso. Un buon coach è come un buon giardiniere, non da a tutti i clienti la stessa quantità d'acqua e di concime.

Il buon coach asseconda la natura del cliente e non impone al cliente le proprie opinioni o modi di pensare.
E se il cliente vuole cambiare la propria natura, come un bonsai che vuole entrare in un piccolo vaso o un limone che vuole crescere in Umbria? Il coach è lì affianco con le sue domande guida per farti attivare le tue risorse e i tuoi strumenti per diventare bonsai o limone umbro.

Infine, ogni volta che un cliente mi dice "grazie a te guarda cosa ho fatto", penso sempre che io ho solo buttato il semino della pianta del "ce la puoi fare", ma poi questo cresce perché c'è un terreno fertile.

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